30 dicembre

L’atto di parlare e di scrivere consiste nell’assemblare le parole, migliorandole e organizzandole; si tratta dunque di un atto di creazione. Ciascuno può così creare negli esseri la gioia, la fiducia, l’amore e la luce, oppure il dispiacere, l’oscurità, la malattia e la disperazione; e nel secondo caso, anche se ci si esprime nello stile migliore, si fabbricano mostri.
La vera evoluzione consiste nell’imparare a servirsi della parola, orale o scritta, in vista di risultati divini, ossia mettere all’opera gli elementi del Verbo per creare unicamente ciò che è giusto, buono e bello. Chi lavora coscientemente in questa direzione partecipa all’opera di Dio, che lo riconosce allora come Suo operaio. Sì, perché la creazione non è ancora terminata: il Creatore continua a lavorare e ha bisogno di operai che – simbolicamente – Gli portino pietre, sabbia, cemento. «Serviamo solo a questo?», direte voi. Sì, e non sentitevi offesi; non è certamente a noi esseri umani che il Creatore può affidare il compito più importante, ma a qualunque livello, è sempre glorioso partecipare al Suo lavoro.

(O. M. Aivanhov)

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Un pensiero su “30 dicembre

  1. L’ha ribloggato su chiediloamanue ha commentato:

    A tutti voi, a tutti noi che scriviamo lanciando parole nell’ aria. A volte serie ed a volte stupide o ridicole oppure senza senso. Con l’ augurio di saperle usare bene perché la bellezza, o il bene, si costruisce ogni giorno.

    Mi piace

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